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Le Ali dell'Aurora

Parole di Poesia, Narrazioni di Vita

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MAFIE IN PENTOLA

Spettacolo interattivo

esperienze e viaggi sui terreni confiscati alle mafie, attraverso interviste, documenti e testimionianze di chi ora coltiva queste terre

 II Edizione della Rassegna “La Sfilata della Legalità”

Con l’attrice teatrale

Tiziana Di Masi

Giovedì 25 luglio 2013 ore 20.30

Sala Congressi

a Selvino  (Bergamo)

Ingresso gratuito

L’organizzazione è a cura dell’Associazione Culturale “Selvino Cultura”

 mafie in pentolaCliccando qui si possono leggere tutte le informazioni relative a questo spettacolo:

http://www.tizianadimasi.altervista.org/mafie.html

Lo spettacolo teatrale proposto dalla Di Masi, a cui lo spettatore parteciperà attivamente, aiuterà a capire quanto è stato fatto nella confisca dei beni alla mafia nel Nord Italia e di come queste terre abbiano dato lavoro e occupazione a molti giovani, attraverso storie e curiosità, aneddoti e vicende di vita quotidiana. Narra di esperienze e viaggi sui terreni confiscati alle mafie, attraverso interviste, documenti e testimionianze di chi ora coltiva queste terre. La simpatia dello spettacolo permette la visione anche ai ragazzi e bambini.

Interverranno, tra gli altri, alcuni ragazzi di Bergamo che hanno vissuto direttamente una bella esperienza di volontariato estivo nei campi confiscati alla mafia e la sottoscritta Aurora Cantini che parlerà del suo legame con la terra e la montagna e introdurrà allo spettacolo con alcuni versi poetici, dal titolo RIDATECI IL CANTO. Per leggere la poesia nel testo integrale, visibile sul sito dell’Associazione Libera Bergamo, si può cliccare sul link Ridateci il canto, poesia

Selvino Mafie in pentolaNel corso della serata verranno assaggiati alcuni prodotti enogastronomici coltivati dai ragazzi del gruppo “Libera Terra” L’iniziativa è collegata alla raccolta Fondi per l’A.R.M.R. (Associazione Ricerca Malattie Rare) di Ranica Bergamo, della quale si possono legger altre informazioni e iniziative culturali: Il Volo di Pegaso

L’evento è patrocinato dal quotidiano L’Eco di Bergamo, Gruppo Banco Popolare  Credito Bergamasco, Auxilia Finance, Confesercenti Bergamo, Legambiente.

Dalle parole di Giovanni Falcone: “Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il proprio dovere.”

(G. Falcone)

Selvino 2

Selvino, Orobie Bergamasche

L’EVENTO

Foto di gruppo per "Mafie in pentola", Selvino Bergamo

Foto di gruppo per “Mafie in pentola”, Selvino Bergamo

Aurora Cantini con l'organizzatore dell'evento, Paolo Carrara -Selvino-

Aurora Cantini con l’organizzatore dell’evento Mafie in pentola, Paolo Carrara -Selvino-

Mille e una Bergamo:

storie, tradizioni, luoghi, borghi dimenticati

-Ganda, il Paese dei bambini-

(a cura di Alessandra Facchinetti)

Un angolo del paesino di Ganda di Aviatico, Bergamo

Un angolo del paesino di Ganda di Aviatico, Bergamo

Marchesi Renzo, birla a Ganda

Marchesi Renzo, birla a Ganda

”Oggi vi propongo un altro di quei racconti di Aurora Cantini – scrittrice e poetessa bergamasca, nonché amica – che ci offrono, con la consueta delicatezza e sensibilità, uno spaccato su uno dei luoghi legati alla sua Terra: l’Altopiano di Selvino-Aviatico, una delle tante realtà legate al mondo rurale delle nostre Valli. Un mondo sommesso, fatto di cose essenziali, molto distante dalla frenesia a cui siamo oggi avvezzi, nel quale bisogna entrare piano piano, in punta di piedi, con attenzione e rispetto, sapendo ascoltare e guardare..
Un piccolo universo che ci riporta ad un passato di cui, fortunatamente, possiamo rintracciarne ancora l’eco, fatto di natura, vita comunitaria, tradizione, vita dura e semplicità, e dove il termine “Religione” è inteso nella sua accezione originaria: ” rilegare ” ovvero , legare assieme.
Insieme ad un’accurata descrizione dei luoghi, il racconto è corredato, come sempre, da precisi riferimenti storici, frutto di un’accurata ricerca da parte dell’Autrice.
Nel post ho infine inserito una serie di link, tratti da http://www.cristianriva.it/, che descrivono, ed offrono la possibilità di visualizzare al meglio, i nostri sentieri e la bellezza dei panorami orobici citati nel presente racconto.
Nel ringraziare Aurora Cantini per quest’ennesimo, graditissimo regalo, v’invito a scoprire, senza anticiparvi nulla, questo particolare mondo dei bambini, che ancora conserva tutta la sua magia.” (Alessandra Facchinetti)

Per leggere l’articolo intero si clicca a questo link:

Ganda, il paese dei bambini, dove il Natale diventa Presepe

Ganda 1970

Ganda 1970

Ganda 1970

Ganda 1970

La pozza di Ganda, 1970

La pozza di Ganda, 1970

Ganda, panorama verso il fiume Serio, 1970

Ganda, panorama verso il fiume Serio, 1970

Si può anche leggere l’articolo,

Mille e una Bergamo:

Predale, quel borgo dimenticato

 

 

 

 

ROCCA DI GIBILTERRA,

NASTRO DI TERRA CHE RACCOGLIE IL MONDO

 POESIA E REPORTAGE FOTOGRAFICO

“Come una nave maestosa e silente,

come una vela riflessa sull’acqua,

agli albori del tempo stillavi

gocce di sudore dagli erculei frangenti,

colonna viatico del mondo,

fronda d’indomito ardore,

rumoreggiar d’abisso

nel precipitar dell’eco.

Rimembri orizzonti taciuti

e indomito vagare d’uomo

Un tempo confine del mondo

oggi approdo al tormento.

Rocca di Gibilterra,

solitario vessillo per noi profughi della vita.”

(Au.Cant.)

IL MIO REPORTAGE ALLA ROCCA DI GIBRALTAR

-GIBILTERRA-

La Rocca di Gibilterra nelle nebbia del primo mattino

La Rocca di Gibilterra nelle nebbia del primo mattino

 Quando l’ho vista apparire dalla nebbia del primo mattino, come una antica nave pronta a salpare, ho trattenuto il fiato. La Rocca di Gibilterra, o Gibraltar in lingua locale, piccolo scrigno in terra d’Andalusia, era imponente, e ritrovarmi sulla Punta Europa, dove il Mare Mediterraneo si lascia sommergere dal possente abbraccio dell’Oceano Atlantico, dove al tempo degli dei si collocavano le Colonne d’Ercole, ha catturato la mia emozione. Si dipana lungo soli 6 chilometri quadrati di terra inglese, ma sembra raccogliere il mondo.

Terra inglese di Gibilterra

Terra inglese di Gibilterra

Il nome è una dedica all’emiro arabo Tarik, che la definì “roccia di Tarik” , e da qui Gibral-Tarik, Gibraltar.

Sorge su un promontorio roccioso proprio di fronte alla sponda africana, distante appena 11 chilometri.

Rooca di Gibilterra

Rocca di Gibilterra

Ai piedi dello strapiombo roccioso si allarga la città, collegata alla terra spagnola, il cui accesso è severamente controllato e diretto dall’apparato militare doganale, mentre verso la punta, denominata Punta Europa (la parte più a sud del Continente Europeo) si allunga il maestoso porto commerciale. Qui, dove l’azzurro si scioglie in tutte le sue tonalità di cielo e di mare, si avverte prorompente l’epopea dell’uomo, il suo instancabile andare, peregrinare, che l’ha portato a puntar la prua verso l’immensità del mondo. Un lembo di spiaggia dorata e finissima consente ai turisti di rilassarsi al sole e di godere dei benefici di una vacanza al mare.

Il litorale della Rocca di Gibilterra

Il litorale della Rocca di Gibilterra

A Gibilterra si fondono le maggiori culture e i popoli ricchi di storia: sono presenti 11 religioni con altrettante chiese, cattedrali, moschee, sinagoghe; si parla inglese e spagnolo, ma gli abitanti si sentono solo ed esclusivamente Gibraltegni.

La stretta e tortuosa strada a tornanti verso l'alto della Rocca di Gibilterra

La stretta e tortuosa strada a tornanti verso l’alto de

Un servizio di minibus turistici con guida a bordo, facilmente prenotabili appena superata la dogana e ben visibili nell’ampio e servito parcheggio della zona del porto, permette di arrampicarsi lungo la stretta strada a tornanti di costruzione militare: ai lati, infissi nella roccia viva si vedono ancora gli enormi anelli in ferro per ancorare le funi della strada ferrata quando si trasportavano a dorso d’asino o a mano i carichi e le vettovaglie.  Lunghi tunnel sotterranei evocano le Porte degli Inferi e mitici poemi senza tempo. Freschi ruscelli e cascate rumoreggiano subito accanto alla carreggiata.

Cascate accanto alla carreggiata (Gibilterra)

Cascate accanto alla carreggiata (Gibilterra)

Verso Punta Europa appare il candido lucore della moschea.

La moschea verso Punta Europa, Gibilterra

La moschea verso Punta Europa, Gibilterra

Qui il dolce Mare Mediterraneo si lascia avvincere dalla potenza dell’Oceano Atlantico. L’enorme faro, costruito proprio all’estremità del promontorio, veglia sulle anime degli uomini.

Il faro di Punta Europa (Gibilterra)

Il faro di Punta Europa (Gibilterra)

La mappa rappresentativa del punto di incontro tra Mare Mediterraneo e Oceano Atlantico, punta Europa (Gibilterra)

La mappa rappresentativa del punto di incontro tra Mare Mediterraneo e Oceano Atlantico

L'omaggio ai Caduti a Punta Europa (Gibilterra)

L’omaggio ai Caduti a Punta Europa (Gibilterra)

Il minibus si inerpica lungo la strada scavata nella parete della Rocca, mentre lo sguardo cattura affascinto l’ampia visuale del porto con le sue enorme petroliere e navi mercantili. Poco distante, come sospesa nel cielo, ecco salire la funivia.

Dalla strada a tornanti vista sul porto (Gibilterra)

Dalla strada a tornanti vista sul porto (Gibilterra)

Vista sul porto (Gibilterra)

Vista sul porto (Gibilterra)

Si giunge alla “Grotta di San Michele” e ai suoi glaciali labirinti, tra cui l’immenso anfiteatro decorato da enormi stalattiti e stalagmiti, scena suggestiva di concerti e manifestazioni musicali, con tanto di poltroncine fisse e gradinate. Si sale ancora, qui è il regno dei macachi, l’unico luogo in Europa ad ospitare scimmie in libertà.

I macachi della Rocca di Gibilterra

I macachi della Rocca di Gibilterra

Se ne contano più di duecento, accudite da sorveglianti e veterinari, che ne curano la salute e l’igiene. Giunsero in tempi lontani dal Marocco a bordo di navi e da qui non se ne sono più andate.

L'impervio dirupo Rocca di Gibilterra

L’impervio dirupo Rocca di Gibilterra

Dall'alto della Rocca di Gibilterra con la funivia sospesa al cielo

Dall’alto della Rocca di Gibilterra con la funivia sospesa al cielo

Dall'alto della Rocca di Gibilterra

Dall’alto della Rocca di Gibilterra

A mezza costa ecco il Castello arabo, testimonianza dell’antica conquista. La vetta è inaccessibile: zona militare invalicabile.

Il Castello Arabo (Gibilterra)

Il Castello Arabo (Gibilterra)

In centro città le vie interne, di stampo antico, offrono negozi e angoli pittoreschi: non manca la famosissima cabina telefonica rossa o l’autobus a due piani, reso celebre da film d’azione, tra cui “La Mummia, il ritorno”.

La celebre cabina telefonica rossa, Gibilterra

La celebre cabina telefonica rossa, Gibilterra

Il tipico autobus inglese a due piani, Gibilterra

Il tipico autobus inglese a due piani, Gibilterra

Gibilterra

Gibilterra

Dappertutto un operare instancabile e laborioso, mentre il tramonto incendia le pareti cristalline trasformandole in lampi di luce. Il vento soffia imperioso e ribelle, come a non voler lasciar libero il viaggiatore.

La Rocca di Gibilterra sotto la sferza del vento

La Rocca di Gibilterra sotto la sferza del vento

Mentre riprendevo la via verso la dogana mi sentivo novella Ulisse, incatenata dal canto delle sirene, un sospiro dalla Rocca che regge le colonne d’Ercole e ricorda all’uomo la sua eterna sfida: raggiungere Dio, elevarsi al cielo.

La vetta della rocca di Gibilterra sgombra da nubi

La vetta della rocca di Gibilterra sgombra da nubi

APPROFONDIMENTI STORICI

Per chi volesse approfondire ecco il link al sito ufficiale:

http://www.andalusiaspagna.com/gibilterra/

GLI STUDENTI E LA SCRITTURA NEGLI ANNI DUEMILA:

Anche nell’era digitale resiste il fascino di carta  e penna da parte dei giovani

Penna-e-Calamaio

Tempo di esami di maturità, di tesine, di saggi, di testi scritti. Leggendo le pagine del quotidiano della mia provincia, in un articolo riguardante la scrittura negli Anni Duemila, mi hanno sorpreso molto le parole di una studentessa liceale che ribadisce come la scrittura sul web è un modo per mettersi sotto i riflettori, mentre se davvero si vuole una relazione reale e vera, non c’è paragone con la scrittura offline, perché nel momento in cui viene letta, introdurrà pensieri, emozioni, immagini diverse, ma con afflato simile, coinvolgente, armonioso e completo.

Scrittura e studenti

Scrittura e studenti, da L’Eco di Bergamo

Paradossalmente ci si sente più vicini agli altri attraverso la pagina cartacea, che non quella social.

Da rilevare la tecnica sintattica che caratterizza la particolarità del linguaggio tecnologico: frasi brevi, caratterizzate dal punto, accostate velocemente a bombardare in sequenza, la scrittura perde profondità. Il legame lettore – autore si realizza pienamente solo attraverso il libro.

In  realtà è un piacere scoprire che anche nell’era digitale resiste il fascino di carta  e penna, o, di word e file, da parte dei giovani, visti sempre così immersi nelle comunicazioni veloci e graffianti via sms, skipe, web, social, twitter e affini. Come animali mutanti, cyber nautici di giorno, si trasformano di notte in “occhi puntati alla luna”, giovani Leopardi di fronte al loro senso dell’Infinito, quasi spaziale, ipernauta, postglobale.

L'attimo di luce

L’attimo di luce

In molte Scuole ed Istituti Superiori bergamaschi e Licei fioriscono iniziative che hanno la “Scrittura” come sola protagonista. Corsi di scrittura dai nomi fiabeschi, immaginari, coinvolgenti: “Gioielli fra i banchi”, al terzo anno consecutivo, oppure “Scribo ergo sum”, giunto alla quarta edizione,  o ancora “Penne nuove di zecca”, che culminano con raccolte di racconti portati alla pubblicazione con successo. “Ragazzi disposti a rientrare a scuola al pomeriggio per scrivere, senza ricompense o crediti di alcun genere, solo per la voglia di raccontare” dice una docente.

Silenzio dell'anima nei giardini di Branzi, Alta Valle Brembana

Silenzio dell’anima nei giardini di Branzi, Alta Valle Brembana, Bergamo

Nelle parole degli studenti la risoluta consapevolezza che il libro dura nel tempo, “scripta manent”, mentre sul web tutto è più labile, fugge via al successivo “Mi piace” o clic, la libertà di scrivere non ha uguali, unanimi nell’idea che una storia è come pezzo della propria anima.

La scrittura come meccanismo da montare e smontare, spostare, cambiare, dare un seguito diverso, arricchire, modificare, allungare e soffrire, creando personaggi unici e diversi, senza limiti, degli alter ego, degli amici immaginari, dei Lari moderni, con la gioiosa ebbrezza di poter scegliere la strada più vicina al proprio istinto. Tutti conformi nell’affermare che la storia prende respiro sotto le dita, dipanandosi come un nastro d’argento e fondendosi nei colori della vita, tutti conformi nell’affermare che scrivono dove capita, di getto, non per essere letti, ma soprattutto per capirsi, per fermare un momento che non si vuole far fuggire via.

Il lettore è infine il punto di arrivo, perché non potrà  fare a meno di riflettere su ciò che legge, rimanere sorpreso, oppure ferito, o arrabbiato, ma in ogni caso ecco l’alchimia della relazione. Ecco la profonda rete di coinvolgimento  a pelle, dell’anima, della mente, perché viviamo di parole, ne abbiamo bisogno, sono il nostro sentirci vivi. Anche in un mondo di immagini cliccate, il nostro “Ohhh!” di meraviglia è solo l’inizio di una storia. La nostra.

Amsterdam, 2007: una collana di biciclette nell'epoca delle comunicazioni globali

Amsterdam, 2007: una collana di biciclette nell’epoca delle comunicazioni globali

ALTRE NOTIZIE

Per curiosare si può leggere anche

http://www.scrittoridiclasse.it/,

un blog dedicati ai racconti degli studenti-scrittori,

oppure  Lacrime d’inchiostro

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