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Le Ali dell'Aurora

Parole di Poesia, Narrazioni di Vita

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LACRIME D’INCHIOSTRO:

piccole riflessioni sulla grande crisi verso la lettura

inchiostro

Fin da piccina il mio amico libro era il mio sorriso da custodire con cura; già lungo la strada di casa, di ritorno da scuola, mentre salutavo le amiche mostrandomi dovutamente interessata al loro cicaleccio allegro, io fibrillavo impaziente con la mente, pregustando il premio che mi avrebbe portato il pomeriggio: proseguire nella lettura del libro che avevo iniziato qualche giorno prima, leggere sotto il mio faggio, nel bosco oltre il giardino, nel silenzio tiepido della primavera. Continuando da sola l’ultimo tratto che mi separava da casa,i miei passi sembravano volare, a mezza voce parlottavo con qualcuno dei personaggi e provavo ad anticipare il corso della narrazione. Ma in ogni caso ero in fervente attesa di “come” sarebbe andata avanti.

Un libro in attesa

Un libro su una panchina, in attesa di uno sguardo

Entrata in casa sentivo il suo fruscio ancor prima di avvicinarmi alla scrivania dove sapevo di trovare il libro in mia attesa, un pochino mi piaceva soffrire autoimponendomi di NON aprirlo subito, ma prima volevo riordinare le cose di scuola, cambiarmi, salutare la mamma e chiederle se aveva bisogno di me (speravo di no, ma non avrei sopportato di leggere con il senso di colpa di non aver svolto il mio dovere di bambina). Quando tutto il mondo intorno a me era a posto, lindo e regolato, potevo uscire in giardino, superare la radura, allontanarmi dalle voci, entrare nel “mio” personale mondo.

Il vento tra le pagine

Il vento tra le pagine

È ancora così, un libro è per me un premio, un amico, un sogno, un mondo di gente, pieno di suoni, odori, profumi, sensazioni, un mondo di immagini, luoghi, emozioni, avventure. Anche adesso che scrivo queste parole ho accanto a me, che mi osservano (ma non mi disturbano, sanno attendere) i due libri che sto leggendo: Il museo delle ombre segrete di Elly Griffiths, e Entra nella mia vita di Clara Sanchez.

Un libro, un amico

Un libro, un amico

LE LACRIME DEI LIBRI

Ma sento ormai le loro lacrime, le lacrime dei libri, mentre l’inchiostro che racconta il mondo e l’anima dell’uomo, sembra sgocciolare in un pianto nero come di lutto. Perché non si vive più per i libri, non sono più la cosa più bella per l’uomo.

Dai dati emersi leggendo il quotidiano L’Eco di Bergamo in tre articoli scritti da Paolo Aresi, si scopre la deludente realtà che la crisi economica ha colpito anche il mondo dei libri cartacei: si acquista di meno, soprattutto si acquista di meno il superfluo, e in Italia il superfluo è l’acquisto di un libro. Di conseguenza, se si comprano meno libri, si legge di meno.

Italia maglia nera della lettura

Italia maglia nera della lettura

Italia maglia nera della lettura 2

Italia maglia nera della lettura: l’articolo completo

Sono lettori solo il 45% circa degli Italiani, e quelli che si salvano leggendo un libro all’anno sono circa 26 milioni. Leggendo ancora i dati si scopre che gli spagnoli lettori sono il 61,4 %, i Francesi il 70 %, gli Americani il 72 %, e addirittura i Tedeschi l’82 %. Riporta ancora L’Eco di Bergamo che “il Paese con l’economia più in sesto è anche quello dove si legge di più”. Si pone una domanda: “Possibile che esista davvero una relazione positiva fra cultura e produzione economica?”

Ci si sofferma inoltre su un fattore che influisce molto sul decorso negativo delle librerie tradizionali: “le vendite attraverso Internet, l’affermarsi degli e-book, la presenza delle grandi librerie a catena nei grossi Centri commerciali”.

Mi ha colpito un altro dato: sembrerebbe che, per la prima volta, abbia cominciato a diminuire anche il numero dei titoli pubblicati. Da sempre i giornali, i critici, gli Editoriali, riportano che gli Italiani sono un popolo di Santi, Navigatori, Poeti e Scrittori. Da sempre riportano il dato che sono di più gli scrittori che i lettori, che TUTTI riescono a scrivere qualcosa, che TUTTI bene o male, riescono a vedersi pubblicato il proprio lavoro, aldilà della sua qualità letteraria, che c’è un proliferare di Case Editrici, che perfino le tipografie svolgono azione di pubblicazione, per soddisfare il sogno di ognuno di vedere il proprio nome sopra una copertina.

I titolari delle librerie fanno notare come perfino nell’ambito degli “addetti ai lavori” della cultura (docenti, educatori, letterati…) siano pochi coloro che entrano in una libreria per acquistare un libro, ancora meno sono gli studenti con desiderio di leggere narrativa e poetica varia: “ne hanno già abbastanza dei testi scolastici”. Un problema culturale molto serio, “pochissimi studenti leggono narrativa al di fuori dei libri di studio, manca una politica nazionale, regionale, locale, un atteggiamento positivo verso la narrativa e la poetica. I bambini leggono con entusiasmo fino agli 11 – 12 anni, poi si allontanano dai libri, il libro è solo per studiare, è quasi visto come una punizione.” Ecco i pensieri di alcuni alunni di scuola primaria: Cosa cerco dentro un libro

In realtà fa notare L’EcoBg che in altri Paesi europei le librerie indipendenti resistono ancora, perfino nei paesini. Ma come è possibile ciò? Si parla di norme che tutelano chi produce cultura, cercano di evitare gli sconti selvaggi effettuati dalle grandi catene di distribuzione. Poi si scopre che anche i colossi stanno soffrendo la crisi: migliaia di posti a rischio nei tanti punti esercenti, salvati solo dal contratto di solidarietà (lavorare di meno, per lavorare tutti).

Quando penso ai libri penso a mio padre Mansueto, semplice guardia notturna dopo essere stato per anni emigrante in Svizzera come muratore e scavatore nelle gallerie (è là che si è ammalato ai bronchi di enfisema).

Eravamo in quattro in famiglia e lavorava solo lui, giravamo con la nostra 500 come su un cocchio da cui io sognavo di volare nel cielo, c’era l’Austerity e ogni sera a cena la minestra, eppure mi ha SEMPRE comprato libri, era una cosa ordinaria: per un malanno, per un premio, per qualcosa di bello, lui mi chiedeva che libro volessi, oppure mi portava nella libreria del paese a scegliere il mio libro. Adorava i libri, ne aveva molti anche antichi, recuperati dai familiari o in Svizzera, che teneva in un grosso baule con il lucchetto, donato poi al primo nipote, mio figlio. Era avido di cultura, di sapere, di scoprire, lui, montanaro di Amora, che non aveva studiato.

Mi diceva che avrebbe risparmiato su tutto, ma non sui libri se ne avessi avuto bisogno. E io lo sapevo: magari non mi dava i soldi per le figurine Panini o per il ghiacciolo, ma se gli dicevo che avevo bisogno del tal libro, lui prendeva la sua 500 e partiva. Da ritorno da scuola, mentre lui dormiva dopo il turno di notte, avrei trovato il libro sulla scrivania, magari ben impacchettato.

Con i miei figli è stato uguale: mio papà arrivava con un libro sugli animali, sul mare, sui Vichinghi, e per i suoi nipoti era un mondo che prendeva vita, come un portale interattivo. Sugli scaffali della loro libreria in camera, accanto ai libri moderni, conservano ancora quelli regalati dal nonno, e se glielo chiedi, si ricordano quasi a memoria certi passaggi.

Perché oggi non è più così? Perché nessuno cerca più i libri, e lascia che il loro pianto venga seppellito dal silenzio?

Se si vuole approfondire ecco il link  Il lettore medio e i buoni romanzi  e  anche qui, altri approfondimenti:  L’Espresso, blog d’Autore

 

Mille e una Bergamo:

storie, tradizioni, luoghi, borghi dimenticati

Amora bassa andrech

La mulatteira dell’antica Via Mercatorum che passa nella contrada Amora Bassa di Aviatico

Bergamo racconta il passato ancora ben visibile fin nei suoi angoli più silenti, ma anche il futuro già delineato nel nuovo progredire ancorato alle radici che ci fanno uomini e donne capaci di credere sempre nei valori più veri della condizione umana.

Raccontare la terra di Bergamo, la sua arte, i suoi emblemi (come dimenticare che si fregia del titolo di “Città dei Mille”), le sue antiche Vie (Mercatorum e Priula) il borgo vecchio Città Alta, a guardia sul colle, come uno scrigno che si offre benevolo e birichino, le sue Valli, profondi solchi tracciati da fiumi ricchi di storia: Valle Brembana e il Brembo, Val Taleggio e l’Enna, Val Brembilla, Valle Serina e Valle Imagna con i torrenti omonimi, Valle Seriana con il Serio, Valle Camonica conl’Oglio, Val Cavallina con il Cherio,  Val di Scalve con il Dezzo; i suoi laghi Endine e Iseo, la sua pianura della “Gera d’Adda”.

QUEL BORGO DIMENTICATO,

PREDALE

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Tra i tanti borghi sconosciuti ma ricchi di storie umane che stanno scomparendo, ecco il Reportage che ho realizzato sul Borgo di Predale, Media Valle Seriana, presentato dalle parole di Alessandra Facchinetti:

“Gentili amici,
con oggi il blog apre i battenti al suo primo contributo esterno, quello di un’amica, Aurora Cantini, insegnante di scuola primaria, poetessa e narratrice affermata, che ci racconta, in particolare, storie legate alla sua terra, l’Altopiano di Selvino Aviatico, posto a cavallo tra la Valle Seriana e la Valle Brembana.
Reduce dal successo del suo romanzo, “Come briciole sparse sul mondo” (Aletti Editore, 2012), scritto in memoria delle vittime dell’attentato alle Torri Gemelle (un racconto visto da una ragazza bergamasca della Valle Brembana, partita per un viaggio dono negli States ed intrappolata nella Torre Nord), Aurora ci descrive oggi la storia di uno dei tanti borghi dimenticati racchiusi fra le nostre valli, il borgo di Predale, un piccolo nucleo rurale molto antico lasciato in completo abbandono dalla metà del Novecento, nascosto lungo un crinale dell’Altopiano di Selvino-Aviatico, raccontato attraverso un misto tra la ricerca storica e le testimonianze di chi vi ha vissuto, e corredato da un’accurata documentazione fotografica:  Quel borgo dimenticato, Predale
Una testimonianza per la quale, per una volta, vi chiedo di lasciare un segno del vostro passaggio, un saluto ad Aurora Cantini, che con la semplicità, la bravura e la generosità che la contraddistingue, ci fa dono di uno spaccato prezioso della sua e nostra terra.
Grazie di cuore, Aurora.    Alessandra Facchinetti”

Predale 1980

Predale 1980, fotografia gentilmente concessa da Anna Usubelli

Cartolina d'epoca di Giuseppe Pino Bertocchi: la chiesetta di Ama, sul piano e subito sotto il tratto iniziale della mulattiera che conduceva giù, al borgo di Predale

Cartolina d’epoca di Giuseppe Pino Bertocchi: la chiesetta di Ama, sul piano e subito sotto il tratto iniziale della mulattiera che conduceva giù, al borgo di Predale

LA TESI DI LAUREA

Il borgo di Predale, ormai ridotto a ruderi, è stato anche oggetto della tesi di laurea di Marco Gualandris, di Albino, che vi ha dedicato una ricerca approfondita, inserita in un contesto più ampio, circa la necessità di valorizzare e recuperare i villaggi antichi delle nostre Alpi. In tale ricerca ha compreso anche località che spaziano in tutta la fascia alpina e le relative Regioni montane. Segno, questo, che lo spopolamento delle montagne non riguarda solo la bergamasca ma anche le zone piemontesi e trentine, là dove cedono le pietre e i borghi silenziosi aspettano una nuova realtà.

La tesi di laurea di Marco Gualandris: I Villaggi dimenticati e le potenzialità di recupero

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LA SEGNALAZIONE AL CONCORSO LETTERARIO

Infine una nota letteraria, la SEGNALAZIONE che un mio racconto dedicato a Predale ha ottenuto alla 16^ Edizione del Concorso Letterario “Parole intorno al fuoco” organizzato dal Gruppo Alpini di Arcade, Sezione Treviso: Parole intorno al fuoco, 16^ Edizione

Predale 1980

Predale 1980

 

 

 

 

“I poeti del Terzo Millennio”,

quel giorno del 2004 in Castel Sant’Angelo

io premiata insieme all’ Onorevole Giulio Andreotti

L’EVENTO

Con Andreotti a Castel Sant'Angelo 31-10-2004

Con Andreotti a Castel Sant’Angelo 31-10-2004, L’Eco di Bergamo

Quella data, 31 ottobre 2004, non la dimenticherò per vari motivi: ero ancora poco avvezza ai risultati positivi nei Concorsi letterari e scoprire che ero risultata FINALISTA al quarto Concorso Nazionale di Poesia Edita e Inedita “Terzo Millennio” organizzato dalla C.A.P.I.T. con Premiazione a Roma mi aveva emozionato oltre ogni dire.

Inoltre la Cerimonia si sarebbe tenuta nella famosissima Sala Paolina del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, un simbolo misterioso, eterno, evocatore di miti e di poemi recitati, e grandi epoche di illuminati: un palcoscenico inimmaginabile per una “montagnina” come me. Come se ciò non bastasse il Concorso godeva del Patrocinio del Presidente della Repubblica, del Consiglio dei Ministri, del Senato, del Ministero dei Beni Culturali, con un Comitato d’Onore che comprendeva quasi tutti i Big della politica del tempo.

Il Comitato d'Onore del 5° Concorso I Poeti del Terzo Millennio CAPIT Roma

Il Comitato d’Onore del 5° Concorso I Poeti del Terzo Millennio CAPIT Roma

Il concorso prevedeva anche la pubblicazione di una antologia delle poesie FINALISTE, SEGNALATE, e MENZIONATE con prefazione curata da Massimo Rendina, presentazione di Giuseppe Todisco, postfazione di Giulio Panzani.

L'antologia poetica della CAPIT Roma

L’antologia poetica della CAPIT Roma 

La copertina dell'antologia poetica della CAPIT Roma

La copertina dell’antologia poetica della CAPIT Roma

Infine la botta: sarebbe stato premiato con noi “sconosciuti” anche l’Onorevole Giulio Andreotti, che avrebbe ricevuto la medaglia d’oro per la sua produzione letteraria.

Ero elettrizzata. L’arrivo a Roma in treno a mezzogiorno fu da vera turista, quasi una discesa dalle montagne come i Popoli antichi, sulle spalle gli zainetti stile gita contenenti tutto l’indispensabile, quindi l’avanzamento a piedi verso la meta, con soste nei punti più suggestivi, anche su una panchetta a lato del portone di Palazzo Chigi in Piazza Colonna (proprio là, dove qualche giorno fa è successo quel terribile fatto di sangue: subito infatti ho pensato se fosse capitato  a me, lì seduta a mangiarmi un panino scaldata dal tiepido sole d’autunno, che cosa avrei fatto, io, che cosa avrei provato…)

Avanzando con calma (la Premiazione era prevista per le ore 16.00) ammirando i vari monumenti maestosi, i superbi palazzi, i cortili armoniosi, ecco giunti davanti a Castel Sant’Angelo.

Un andirivieni frenetico ci colse: gli addetti alla sorveglianza stavano allontanando tutti i “vu cumprà”. In un attimo erano scomparsi, il piazzale antistante sgombro. I turisti venivano caldamente invitati ad uscire dal maniero, chiudevano e transennavano. In alto sorvolavano gli elicotteri. Io potei entrare perché esibii il mio Invito, qualche problema invece con i nostri due zainetti (eravamo giunti in treno e dovevamo anche trascorrerci la notte nel viaggio di ritorno).

Finalmente dentro il cuore di Castel Sant’Angelo: era tutto ed esclusivamente per noi premiati, silenzioso e immoto, con le statue dismesse dell’Angelo a coprire con le sue ali di bronzo le nostre avventure di uomini (la statua sulla sommità viene periodicamente sostituita).

I sotterranei del Mausoleo di Adriano offrivano i loro sepolcrali passaggi, seguendo labirinti a chiocciola e passaggi antichi, fino a salire su, in alto, con ampi e solenni scaloni esterni, e poi ancora oltre, lungo balaustre di pietra barocca. Quasi appollaiata sotto la cupola squadrata, ecco la Sala Paolina, decorata e splendente di affreschi, statue e mobili ricchi di storia.

L'ingresso alla Sala Paolina in Castel Sant'Angelo

L’ingresso alla Sala Paolina in Castel Sant’Angelo

Man  mano si accomodarono i big, Ministri e personalità del mondo culturale, fino a che fece il suo ingresso Lui: circondato da otto guardie del corpo, come un quadrilatero vivente.

L’Onorevole venne premiato da Giuseppe Todisco e le sue parole furono come al solito azzeccate: «Ho ricevuto tanti premi e dovrei esserci abituato, o magari dovrei mostrarmi in imbarazzo, ma a dir la verità, mi piace ancora troppo.» E a noi poeti seduti in sala: «Hai voglia, di ricevere premi!»

Andreotti nella Sala Paolina in Castel Sant'Angelo alla Premiazione del concorso CAPIT, 2004

Andreotti nella Sala Paolina in Castel Sant’Angelo alla Premiazione del concorso CAPIT, 2004

Il Programma

Il Programma

Quando chiamarono il mio nome attraversai la sala per ricevere la targa dalle mani di Giuseppe Todisco, poi gli strinsi la mano: era seduto in prima fila, curioso e attento al viavai intorno.

La targa

La targa

L'antologia

L’antologia

Dopo le foto di rito, potemmo gustarci ancora per un poco le volute armoniose delle logge di Castel Sant’Angelo, quindi riprendemmo la via verso Stazione Termini, nell’imbrunire dolce della sera. I lampioni illuminavano i giardini in ombra, l’aria immobile portava ancora l’eco di una

tardiva estate, il sabato sera si elettrizzava nell’attesa della notte. L’EuroStar o “Pendolino” attendeva, con la sua cabina letto. Pensavo di non riuscire a dormire, ma, cullata dal ritmo del treno, mi lasciai andare al sonno, negli occhi ancora impresse le immagini di una giornata “da fuochi d’artificio”.

Qui il link al sito della CAPIT con le eccezionali immagini della Cerimonia: 

4° Edizione del concorso “Terzo Millennio” CAPIT Roma

     L’ANTOLOGIA

I POETI DEL TERZO MILLENNIO 

Sala Paolina del museo Nazionale di Castel Sant’Angelo

Roma

Scrive Massimo Rendina nella Prefazione all’antologia: “La poesia odierna è affermazione esplicita di libertà… Libertà nel suo significato di bene comune, di crescita materiale e spirituale da compiere insieme, per superare l’angoscia del tempo presente e i mali che la determinano.”

Rileva nella Presentazione Giuseppe Todisco: “La Poesia è la più idonea a cogliere le vicende umane e ad esprimerle agli altri.”

Conclude nella Postfazione Giulio Panzani: “In questo contesto del Terzo Millennio in cui si verificano la crisi della parola scritta e l’emergenza di altre forme di comunicazione ormai globalizzate in una rete che ha dimensione planetaria, la poesia ha ancora diritto di cittadinanza e di dignità letteraria?

La poesia però non può essere facilmente rimosso dall’animo umano , perché connaturale ai sentimenti più ancestrali e parte stessa, dunque, della storia di ognuno, e pertanto unità di misura di un tempo senza tempo, capace di custodire i cicli della coscienza, della memoria e del sogno, insieme agli stupori emozionali delle proprie esperienze. Temprata solitamente nella sofferenza, la poesia è ciò che restituisce piena dignità alla vita, è un legame con le cose, è il luogo in cui vengono rinchiusi i sentimenti più autentici. Ma è anche la forma più vera del linguaggio, il modo in cui l’immediatezza e la metafora possono coniugarsi senza equivoco alcuno, ed offrire uno spazio in cui misurarsi, ritrovarsi e forse anche perdersi, ma sempre come scelta dell’io. Il nostro “Terzo Millennio” è un momento importante per restituire alla parola scritta il ruolo e la dignità che le competono. Per i concorrenti la circostanza può essere motivo di gratificazione e d’incentivo per la loro ricerca, specie considerando quel che affermava Mario Tobino: e cioè che lo scrivere è una malattia grave, ben  più grave di tutte le altre, perché di un male grave si muore, mentre dello scrivere si soffre soltanto, a meno che la scrittura non ami a sua volta -il che è  raro- gratificando chi scrive.”

LA MIA POESIA FINALISTA

UNO SCRIGNO È L’AMORE

Quel vuoto in me

ora non c’è più,

la solitudine si sgrana

in mille schegge

e rotola

in un angolo della vita.

 

Ecco il sole, la luce.

Il cuore si aprì

– perché egli venne –

 

Si schiuse alla vita

-perché egli mi avvolse-

E cantò nuovi romanzi.

 

Ora lucido d’oro e d’intarsi

questo scrigno

dove racchiusa è la mia anima.

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La poesia è diventata anche il titolo del terzo libro di poesie,

un omaggio per ricordare quel giorno indimenticabile:

Uno scrigno è l’amore 

LA POESIA DI GIULIO PANZANI

ADDIO

Niente lascio di me,

la vita è un giorno

di rotte consumate

nelle assenze

e sogni traghettati

oltre il risveglio.

Eppure

È un fremito sommesso

Che mi basta.

Così

Io mi farò portare

Dal vento che ricolma

Le ore mancanti

E che lieve m’avvolge

Senza ferirmi.

(Giulio Panzani)

LETTURE BERGAMASCHE 2013 PRESENTA

SERGIO PAGLIAROLI

liriche tratte dal suo “Canzoniere per Bèrghem”

Canzoniere per Berghèm, Sergio Pagliaroli

Canzoniere per Berghèm, Sergio Pagliaroli

“Per il ciclo “Letture Bergamasche” che si tengono ogni prima domenica del mese presso il Museo Cividini nell’’Antica Zecca, Via Donizetti 18 A, Bergamo Alta, domenica 5 maggio alle ore 11:00 avrà luogo un incontro con il professor Sergio Pagliaroli, del quale saranno proposte alcune liriche tratte dal suo “Canzoniere per Bèrghem”. L’’autore sarà presentato dal commendator Umberto Zanetti.

Scrive il professor Pierantonio Volpini, ideatore della Rassegna: “Sergio Pagliaroli, laureato in lettere italiane, ha pubblicato quattro romanzi, tre raccolte di poesie e alcuni saggi di carattere ontologico ed escatologico. Nel 1983 ha fondato le Edizioni Villadiseriane, presso le quali sono comparsi più di cento titoli, fra i quali diverse opere che hanno contribuito ad arricchire e a diffondere la cultura bergamasca. Dirige “Sénapa”, un bimensile di cultura mariana.”

La rassegna “Letture Bergamasche” versi e prose da e per Bergamo, ha il patrocinio della Camera di Commercio e del Comune di Bergamo”

logo_museo_cividini_2013

logo_museo_cividini_2013

Io stessa avrò l’onore di leggere alcune liriche dell’opera. Per rappresentare il contenuto del Canzoniere ho scelto la seguente ode alla città di Bergamo

LA POESIA

Canzoniere per Berghèm,

Sergio Pagliaroli racconta in versi

Bergamo e la sua umanità

SILLABARE IL NOME PIÙ CONFORME

Rimirata Città,

sovra colli gentili sollevata

sommessa altera,

le brume paludose dalle cuspidi scorgi

e sdegnosa talvolta orecchi porgi

a quella confusione sciagurata.

Che involve Città Bassa a tutte l’ore.

Oh, non levare a me

Tempeste di vento improducenti,

donami il sole

la pioggia delicata,

donami il sentimento

la giusta nostalgia non il lamento

e l’unità feconda della mente

che non  devia al trascorrere del tempo.

Sospirata città

Ove antichi furori trovan pace,

appassionata,

chiudi nelle tue mani

e stringi fra le corti

intime rispondenze di riporti

che il pudore nasconde e ancor non osa

sillabare col nome più conforme.

(Sergio Pagliaroli da Canzoniere per Berghèm)

LA MIA RECENSIONE

BERGAMO E LA SUA UMANITÀ

Raccontare Bergamo, la sua nebbia all’alba, le sue sere luminose impreziosite dalle mille e mille luci sfavillanti della Pianura altera e bella, lontana, con la Metropoli milanese a far da sfondo, i suoi colli dolci come i profili di una donna, le Mura imponenti e perenni a chiudere come in uno scrigno la Città Alta, raccontare la sua gente, montanari e valligiani che da secolari passioni avanzano lungo cammini tracciati da impronte antiche, e mai cedono, neppure quando il corpo si fa stanco e deluso; raccontare le sue maschere severe e silenti, monito al cuore, i suoni  e voci lungo i viottoli, i canti, le preghiere, i rosari  e le litanie recitate come una nenia ad alleviare  e consolare, rabbonire e invitare; raccontare i suoi amori perduti, l’inquieto Caravaggio pittore ombroso e fragile nella sua umanità, il dolce e armonioso Gaetano Donizetti, diafano canto di cigno, perduto tra le nebbie della passione, il Papa Angelo Roncalli, mani forti, spirito indomito, cuore guerriero e mitezza d’animo, ma anche Torquato Tasso, vagabondo della terra, dalla Valle Brembana giù giù lungo la Penisola: tutto questo si può trovare nel Canzoniere per Berghèm, opera in versi del professor Sergio Pagliaroli, a cui con gratitudine devo l’edizione del mio libro di narrativa Lassù dove si toccava il cielo, la vita contadina della montagna bergamasca.

Dalle dolci e sommesse pagine scorrono le composizioni poetiche dolenti ma non decise, aperte alla Speranza, dedite alla Carità, imperniate sulla Fede. “Poetiche malinconie di esuli”, “Voci di Popolo”, che danno anche il titolo ai Canti Ottavo e Undicesimo.  Raccontare Bergamo e la sua Umanità, in una parola l’eterna Epopea dell’Uomo. (Au. Cant.)

Arlecchina

Arlecchina

Famose le maschere del Giopì, della Margì e dell’Arlecchino

L’EVENTO

Umberto Zanetti e Sergio Pagliaroli

Umberto Zanetti e Sergio Pagliaroli

La lettrice Aurora Cantini, Pierantonio Volpini, Umberto Zanetti, Sergio Pagliaroli

La lettrice Aurora Cantini, Pierantonio Volpini, Umberto Zanetti, Sergio Pagliaroli

Aurora Cantini

Aurora Cantini legge alcune liriche del professor Sergio Pagliaroli

Rassegna Letture bergamasche: Aurora Cantini, Pierantonio Volpini, Umberto Zanetti, Sergio Pagliaroli. Autore della foto: Pierantonio Volpini

Rassegna Letture bergamasche: Aurora Cantini, Pierantonio Volpini, Umberto Zanetti, Sergio Pagliaroli. Autore della foto: Pierantonio Volpini

Rassegna Letture bergamasche con Sergio Pagliaroli: La lettura delle poesie, foto di Pierantonio Volpini

Rassegna Letture bergamasche con Sergio Pagliaroli: La lettura delle poesie, foto di Pierantonio Volpini

 

 

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