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Le Ali dell'Aurora

Parole di Poesia, Narrazioni di Vita

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LAVORI SCOMPARSI

Quando nei campi si tagliava il fieno

Memorie di vita contadina della montagna bergamasca

(dal libro Lassù dove si toccava il cielo 2009, Edizioni Villadiseriane)

Portando ol masöl negli Anni duemila

Portando ol masöl negli Anni duemila

Vi era un tempo, Anni Sessanta-Settanta del secolo scorso, in cui Aprile indicava per i contadini delle Valli Bergamasche l’inizio del periodo di lavoro nei campi.

Verso la fine di aprile si soleva “inerbà i ache” ossia si cominciava a dare l’erba alle mucche, mischiata sia col fieno dell’anno precedente, se ce n’era ancora, sia andando nei boschi a tagliare “ol fé maghèr” (fieno magro). Questo perché dare esclusivamente l’erba nuova, in vigore, poteva causare agli animali pericolose diarree. Alle pecore si faceva brucare l’erica, detta “brüc”, arbusto spinoso che cresce numerosissimo tra le sterpaglie boschive: in tal modo si liberava il sottobosco da possibili infestazioni e si garantiva un più libero passaggio alle mandrie.

A maggio avveniva il primo taglio del fieno, “ol mazènc” (fieno di maggio); ad agosto era la volta del “fé córt”, il fieno già più corto perchè le giornate andavano accorciandosi, detto anche “ol maghèr”, senza più forza e che, se lasciato al selvaggio, sarebbe diventato “stràm”; a settembre i prati grassi  permettevano ancora “ol fé tersaröl” (terzo), mentre a ottobre si faceva mangiare alle mucche “ol reböt”, l’ultima erba ricresciuta dopo i tagli estivi, che però non faceva in tempo a diventare alta.

L’erba era tagliata a mano con la “ranza”, la falce, la cui lama andava sempre tenuta affilata grazie alla pietra cote deposta nel ”codér” legato alla cinta del contadino, sistema non esente da rischi dato che si poteva facilmente scivolare proprio sull’attrezzo.

"La ranza", la falce

La ranza”, la falce

Il portapietra cote, "ol codèr"

Il portapietra cote, “ol codèr”

 Man mano si avanzava nella curva data dalle braccia si creavano “i andane”, cioè l’erba avvoltolata a onde sul pendio, come un susseguirsi di archi verdi; in quei giorni gli uomini andavano a “spant i andane” .

Tutte le montagne venivano sistematicamente falciate, perfino dentro i cespugli così che tutto era modellato e pulito.

Le "andane", strisce di fieno rivoltato

Le “andane”, strisce di fieno rivoltato

L’erba stesa veniva rivoltata nei prati con il “rastèl” -il rastrello- fino alla completa essiccatura: si andava a “rastelà” o a “spant ol fé” o anche a “guarnà” secondo il momento della giornata; poi lo si radunava in covoni e portato a spalle con i “masöi” fino alla stalla o alla “porta dol fé” e accatastato in bell’ordine nella “méda dol fé”.

Per creare i “masöi” (i mazzi di fieno da portare a spalla) era necessaria la “fraschéra”, una specie di lettiga fatta con due assi laterali allungate e due sul lato corto su cui andava deposto il fieno che veniva poi messo in sicurezza tramite un sistema di corde. In uno dei due buchi ai capi dell’attrezzo si passava la corda più lunga che avvolgeva tutto il mazzo di fieno; all’estremità un secondo foro permetteva l’incastro di una corda più corta che, collegata a un bastone chiamato “rampina”, fatto con i rami di cornale –“i brochèi” con cui si intagliavano anche i denti del ”rastrèl”- permetteva di stringere la corda fino a bloccare e pressare il fieno. Dopodiché si appoggiava la “fraschéra” per lungo sulla schiena, creando all’estremità una nicchia nel fieno in cui inserire la testa, protetta da uno strofinaccio.

La "fraschéra" caricata con la rampina

La “fraschéra” caricata con il bastone detto “la rampina”

Così curvi gli uomini intraprendevano la via del ritorno fino alla cascina, sovente risalendo la pendenza -“sórt”- e i sentieri impervi dei pendii più ripidi, oppure i “rièi”, ovvero le ripe  con muretti a secco che delimitavano e sostenevano i  terrazzamenti. Sovente lungo i viottoli tra i muretti si aprivano dei passaggi detti “sapèi”: “ol sapèl” era un’imboccatura che conduceva su altri sentieri o su radure al fine di agevolare gli spostamenti e le incombenze. 

Per imballare il fieno e agganciarlo in covoni ordinati alla sella dell’asino si utilizzava “la tórsa”, una rete fermata da due bastoni che serravano il fieno in rondelle pressate, mentre il bastoncino tondo con il foro all’estremità, utilizzato per tirare la corda, era detto “éta”.

La "torsa" stesa

La “torsa” stesa, rete per imballare il fieno da caricare

La vita di campagna non prevedeva sconti, né feste, avanzava nel progredire della luce del giorno e del tepore dei raggi, richiedeva braccia e gambe, impiegava uomini, donne, ma anche bambini. La Primavera era leggera ma non sempre benigna: a lei impegno e devozione da mattino  a sera.

La Recensione di Anna Carissoni,

scrittrice ed esperta di storia locale

per Come briciole sparse sul mondo

il romanzo sull’attentato alle Torri Gemelle

visto dal di dentro 

Cesare Marcassoli e il suo 11 settembre

Cesare Marcassoli e il suo 11 settembre

Dal quindicinale Araberara n° 2 del 25 gennaio 2013

“Già presentato in numerosi paesi della nostra Provincia e non solo, continua il suo fortunato percorso il romanzo Come briciole sparse sul mondo di Aurora Cantini, la scrittrice e poetessa nembrese di cui già avevamo largamente apprezzato la raccolta di racconti “Lassù dove si toccava il cielo”. Anche stavolta l’Autrice parte dalla sua Valseriana, da un piccolo paese sulla riva destra del Serio, ma stavolta ci porta più lontano, addirittura nella New York sconvolta dal tragico attentato alle Torri Gemelle: ed è proprio lì che si concluderà drammaticamente il viaggio della protagonista della storia, Luisella, diventata anch’essa una delle tante “briciole sparse sul mondo” a causa della tremenda esplosione.

L’ULTIMO SCENARIO DELLA GRANDE MELA

Il romanzo alterna dunque spaccati di vita valligiana e contadina a quelli della caotica routine della “Grande Mela”, diventata l’ultimo scenario della vita di Luisella e, se pure questi suoi  ultimi momenti  sono resi dalla scrittura della Cantini in tutta la loro epica drammaticità, a nostro parere è la vita di paese quella che nel libro viene descritta con maggiore vivezza e naturalezza, anche perché Luisella è ovviamente solo una testimonianza immaginaria di quello che è realmente accaduto, mentre le persone, la vita, i lavori, le stagioni, la bellezza ma anche i problemi del vivere in montagna l’Autrice li ha vissuti e li vive in prima persona e forse per questo la sua scrittura ce li restituisce con particolare autenticità.

UN LIBRO COME UN DIARIO

Il libro è scandito come un diario, arricchito qua e là dai versi di alcune poesie, una “vecchia” passione di Aurora Cantini che proprio con esse ha mosso i primi passi nel mondo della letteratura. Tra di esse, il dolente ma non disperato commiato della protagonista alle persone che le vogliono bene:  “Ma noi siamo proprio lì, appena un passo dietro di voi. Ci siamo, ci saremo sempre, respiriamo la vostra stessa vita, soffriamo il vostro stesso cuore, perché noi siamo voi. E un giorno voi sarete con noi. È la sola unica certezza. Andate avanti e siate pronti. Ci rivedremo”. (An. Cariss.)”

Cesare Marcassoli, Nembro, e il suo 11 Settembre

Cesare Marcassoli, Nembro, e il suo 11 Settembre

Ecco il testo sul sito ufficiale della Casa Editrice Aletti:

La Recensione

Araberara n°2 25 gennaio 2013 Come briciole sparse sul mondo

Araberara n°2 25 gennaio 2013 Recensione di Anna Carissoni per “Come briciole sparse sul mondo”

IL ROMANZO ENTRA ANCHE NELLE SCUOLE

Due incontri dedicati al romanzo “Come briciole sparse sul mondo” presso l’Istituto Superiore “Oscar Romero” di Albino (Bergamo)

Qui la Recensione al romanzo scritta dal professor Giorgio Scudeletti apparsa sulla bacheca dell’ISIS “Romero” di Albino: isisromero.libri e anche sul portale della Casa Editrice Parole in fuga e l’11 settembre.

E ora l’articolo scritto dagli studenti stessi al termine delle attività del Progetto “Monteore” 2013, nel quale rientravano anche i tre interventi riguardanti gli studenti e l’11 settembre.

Qui invece il link della LIBRERIA SCOLASTICA.IT che illustra in vetrina il romanzo “Come briciole sparse sul mondo”libriscuola.cantini aurora.it e qui il link alla Libreria Fernandez.it  dove si può prenotare il romanzo.

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